Festival della Scienza

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Quando la scienza fa notizia

«La comunicazione è un elemento rilevante nella vita di tutti noi. Oggi si parla di sovrabbondanza di contenuti: come gestirli? E come renderli fruibili?». Così Vittorio Bo, Direttore del Festival della Scienza, ha introdotto il tema della conferenza Quando la scienza fa notizia, che ha visto protagonisti Massimiano Bucchi, professore presso l'Università di Trento e responsabile di Observa-Scienza e Società, Luciano Maiani, presidente del CNR, e Federico Neresini, professore presso l'Università di Padova e responsabile di Observa-Scienza e Società.

Bucchi ha esposto i risultati del primo Osservatorio sulla comunicazione pubblica della scienza e della tecnologia, che ha esaminato 1336 articoli pubblicati dal Corriere della Sera tra il primo gennaio 1946 e il 31 dicembre 1997. Quanto sono presenti all’interno del quotidiano i relativi settori disciplinari? «Secondo l’indagine, sono gli articoli di medicina e di biomedicina ad acquisire un peso importante», ha spiegato Bucchi. Come è avvenuta la distribuzione degli articoli tra le pagine generali e le sezioni dedicate? «Gli articoli a tema scientifico-tecnologico aumentano nelle pagine dedicate a scienza e medicina. Il rischio è che vengano letti solo dagli addetti ai lavori».

Neresini si è concentrato sui risultati di uno studio che ha visto protagoniste le edizioni on-line di Corriere della Sera, la Repubblica, Il Sole 24 Ore e La Stampa. «L’informazione sul web rappresenta un’area in forte espansione», ha spiegato Neresini. Lo studio ha analizzato 5221 articoli pubblicati nel 2008. «L’11% di tutti gli articoli pubblicati dalle quattro testate aveva un elevato contenuto tecnico-scientifico». Ma quanto peso hanno avuto gli articoli rilevanti sul totale degli articoli pubblicati? «Per tutte e quattro le testate i picchi più alti si ritrovano nel settembre e nell’ottobre del 2008, nel momento clou dei dibattiti sulla vicenda di Eluana Englaro, che ha coinvolto anche la cronaca e la politica, sull’assegnazione dei Nobel, con la polemica per la mancata premiazione di Nicola Cabibbo, e sull’esperimento LHC, il più grande acceleratore di particelle al mondo».

Di cosa parlano gli articoli analizzati dagli studiosi? Ecco i tag che si trovano maggiormente al loro interno: «”computer” e “digitale”, “ricercatore” e “ricercatrice”, “scienziati” ma anche termini relativi all’area biomedica, come “cancro” e “farmaco”, o che si riferiscono all’ambiente, da “effetto serra” a “CO2”. Tra i nomi più ricorrenti, Gates, Darwin, Galileo ed Einstein. Gli enti di ricerca più citati sono le università, italiane e straniere, Cern e Cnr».

Maiani ha espresso alcune considerazioni circa la divulgazione scientifica: «le quattro testate analizzate dedicano il 26 % dei loro articoli alla medicina, il 18 % alla fisica e all’astrofisica e il 14 % alla genetica.
Perché vogliamo che la scienza sia seguita dai media? Il desiderio di ogni scienziato è che le sue teorie siano conosciute da tutti, così da passare il testimone alle nuove generazioni, che potranno informare la società e illuminarla, diffondendo una nuova cultura. Una buona informazione data prima ci protegge da una cattiva scienza dopo: i falsi allarmismi, le psicosi che nascono dalle notizie su possibili catastrofi. Occorre mantenere viva l’etica della ricerca: gli scienziati devono comportarsi responsabilmente», ha osservato Maiani. «Ma divulgare la scienza è anche un grandissimo divertimento. Di cosa si parlerà nei prossimi anni? Della materia oscura, che forma aloni intorno alle galassie e che è uno dei grandi misteri della fisica moderna; l’LHC è ormai pronta e partirà nel novembre 2009; ci saranno poi novità riguardanti il Dna: dopo la decodificazione del genoma, oggi si parla di Dna sintetico. Infine, sentirete parlare di Quantum Computing, un computer che opererà secondo le leggi della fisica quantistica, anziché della fisica classica».

Genova, 31 ottobre 2009

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